Energia e Governo: perché tanto gas e biocombustibili?

Energia e Governo: perché tanto gas e biocombustibili?
Energia e Governo: perché tanto gas e biocombustibili?

Vincenzo Balzani è Professore emerito dell’Università di Bologna e accademico dei Lincei e coordinatore di Energia per l'Italia

Dopo aver utilizzato per più di un secolo i combustibili fossili, fonte energetica abbondante e a basso prezzo, abbiamo capito che il loro uso provoca la degradazione del pianeta e in particolare il cambiamento climatico. Se vogliamo continuare a vivere sulla Terra dobbiamo scegliere la strada della sostenibilità, che richiede l’abbandono dei combustibili fossili e lo sviluppo delle energie rinnovabili. Questa transizione energetica, già avviata, è fortemente ostacolata in parte dalla mancanza di informazione e  di consapevolezza dei cittadini e, ad alto livello, da enormi  interessi economici, politici e militari. 

Nella COP24 del dicembre scorso a Katowice il segretario dell’ONU Guterres ha dichiarato che “il mondo è fuori rotta”, rispetto agli impegni presi nella conferenza di Parigi del 2015, e gli scienziati dell’IPCC hanno lanciato “un’ultima chiamata” per salvare il pianeta. Il Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima presentato dal Governo, purtroppo, non porta l’Italia sulla “rotta giusta” e ignora “l’ultima chiamata” degli  scienziati. Un commento generale al Piano del Governo è disponibile sul sito di Energia per l'Italia. In questo articolo esaminerò solo un aspetto, peraltro molto importante, del problema energetico: quello riguardante il gas (essenzialmente metano), che le compagnie petrolifere, come è emerso anche alla World Gas Conference di Washington del 29 giugno 2018, vogliono imporre come il combustibile “pulito” del futuro, sia per la generazione di energia elettrica che  per i trasporti. 

Il metano 

A parità di energia prodotta, la quantità di CO2 generata dal metano è inferiore di circa il 25% rispetto al petrolio e di circa il 65% rispetto al carbone, ma è chiaro che sostituendo carbone e petrolio con metano non si raggiunge l’obiettivo di azzerare le emissioni di CO2 entro il 2050. Ma c’è un altro grave problema di cui né le compagnie petrolifere né i politici parlano. Il metano è un gas serra 72 volte più potente della CO2 quando l’effetto è misurato su 20 anni (25 volte più potente quando misurato su 100 anni). Poiché nella lunga filiera del metano si stima ci siano perdite di almeno il 3% rispetto alla quantità di gas usato, è chiaro che passando al metano non si riduce affatto l’effetto serra e quindi il riscaldamento globale. Contrariamente a quanto si dice, l’uso del metano non aiuta neppure per l’inquinamento. Il particolato prodotto dalla combustione del metano è, come massa, inferiore a quello prodotto dal gasolio, ma i motori alimentati con metano producono particelle in numero maggiore e più piccole, quindi, più pericolose per la salute. 

l consumo di gas, che era di circa 85 Gmall’anno nel periodo 2005-2008, è in forte diminuzione. SNAM prevede un consumo di 74,3 Gm3nel 2027 e 70.9 Gmnel 2030. Gli attuali canali di fornitura del metano sono, dunque, più che sufficienti. Nonostante questo, il Piano del Governo prevede di aprire la TAP entro il 2020, di partecipare al progetto EastMed e di aumentare la capacità di importazione e di distribuzione di gas naturale liquefatto (GNL). In questo modo si intende fare dell’Italia un hub del gas. L’aumento nelle importazioni di GNL viene giustificato dalla previsione di un aumento di veicoli pesanti che utilizzeranno questo combustibile e quindi dalla necessità di sviluppare una rete di distribuzione GNL lungo i 3000 km di autostrade: si tratta di un vero e proprio incentivo ad usare combustibili fossili, mentre il governo dovrebbe sostenere con iniziative concrete l’inevitabile passaggio del trasporto merci dalla strada alla rotaia o alle vie marittime. Si costruiranno, quindi,  infrastrutture per il gas che rimarranno inutilizzate o sotto utilizzate in seguito allo sviluppo delle energie rinnovabili e all’aumento dell’efficienza energetica. Poi, al solito, ci saranno forti pressioni perché “ormai ci sono e quindi vanno utilizzate”, come accade attualmente per le centrali termoelettriche a carbone e a turbogas. 

I biocombustibili

Al fine di rimpiazzare i combustibili fossili con fonti rinnovabili, il piano del Governo prevede un esteso uso di biocombustibili. A questa decisione non sono certamente estranei il forte interesse della SNAM per il biometano e il fatto che ENI ha puntato sulle bioraffinerie, fino ad affermare in pagine pubblicitarie che “in Italia il carburante si otterrà anche dalle bucce di mele”. In realtà ENI utilizza olio di palma proveniente da Paesi equatoriali e il biodiesel così prodotto genera quantità di CO2maggiori del gasolio fossile perché per creare piantagioni di olio di palma vengono abbattute foreste tropicali che hanno un’azione positiva sul clima.

In linea generale, può essere utile ottenere biocombustibili da prodotti di scarto, ma questi prodotti sono in piccola quantità. Ecco allora che il  biometano non sarà ottenuto solo da scarti e rifiuti, ma anche da prodotti agricoli dedicati. I biocombustibili non possono giocare un ruolo importante nella transizione energetica semplicemente perché l’efficienza della fotosintesi naturale è molto bassa (<0,2%). Nel settore dei trasporti la filiera sole-fotovoltaico-auto elettrica ha un'efficienza di conversione della luce solare in energia meccanica più di 100 volte superiore della filiera sole-biomassa-biocarburante-auto tradizionale. La cosa non meraviglia perché alla molto maggiore efficienza del processo fotovoltaico rispetto a quello fotosintetico naturale nell’utilizzare i fotoni del sole, si aggiunge il fatto che i motori elettrici, che non producono né CO2, né sostanze inquinanti, sono quattro volte più efficienti dei motori a combustione interna. 

Appare sempre più evidente che il biometano e il biodiesel, più che svolgere il compito di combustibili “puliti”,  hanno il ruolo di tenere in vita i motori a combustione che in massima parte continuerebbero ad essere alimentati con combustibili fossili.  L’ultimo tentativo per procrastinare per un tempo il più lungo possibile il passaggio dai combustibili fossili alle vere energie rinnovabili è l’uso di quello che SNAM chiama gas verde, una miscela di idrogeno rinnovabile (cioé ottenuto da energia elettrica rinnovabile) e metano rinnovabile (cioè biometano). A prima vista può apparire una soluzione vincente, ma non lo è affatto per molti motivi. L’idrogeno rinnovabile può essere usato molto più proficuamente mediante fuel cell per alimentare motori elettrici: è così che funzionano le attuali auto a idrogeno. Nel progetto SNAM l’idrogeno “rinnovabile”, miscelato al biometano, viene invece usato per alimentare motori a combustione, molto meno efficienti dei motori elettrici. Non si capisce che vantaggio ci sia nell’usare idrogeno in questo modo. Molto meglio utilizzare idrogeno e biometano separatamente, rispettivamente in motori elettrici e a combustione.