Da dove nasce e a cosa aspira Clima Europa?

Da dove nasce e a cosa aspira Clima Europa?
Da dove nasce e a cosa aspira Clima Europa?

Per risollevare l’economia americana dalla crisi economica più devastante di sempre, il futuro Presidente americano Franklin Delano Roosevelt presentò nel 1932 l’idea di un “New Deal”, il più grande programma di riforme finanziarie, industriali e sociali della storia dell’America moderna. Grazie ad esso furono create le fondamenta della classe media e per la prima volta misure per la protezione sociale dei lavoratori (non superando tuttavia una discriminazione razziale e di genere che per certi versi persiste ancora oggi). 

Questa forma di welfare però non era nuova. Fu infatti nell’Europa di Bismarck nella seconda metà dell’ottocento che le nazioni europee gettarono le basi di quella cultura di solidarietà, comunione e investimento sociale che costituisce ancora oggi un pilastro dell’Europa moderna.

L’importanza di Roosevelt risiede invece nella volontà politica di operare scelte difficili e coraggiose nell’interesse collettivo a fronte di pericoli che i singoli non potevano affrontare da soli. Il New Deal fu un programma fortemente divisorio e strenuamente combattuto dai forti interessi economici dell’epoca, dalle banche alle grandi società industriali e quelle alimentari legate alla produzione agricola di massa. Roosevelt sapeva che governare un paese significa scegliere e che scegliere genera dissenso.  Accettò così l’opposizione dei poteri forti per portare avanti riforme radicali per la sicurezza e la prosperità di tutti, facendo leva sul consenso interno al suo partito e nella maggioranza dei cittadini americani. 

La sfida del cambiamento climatico ci presenta oggi un panorama per certi versi simili e per altri diverso. Il clima che cambia è un pericolo per tutti e una sfida che richiede riforme radicali e con esse scelte difficili. La necessità di abbandonare tutti i combustibili fossili e cambiare le pratiche di consumo significa rivoluzionare i processi economici che governano il capitalismo moderno e dunque gli assetti di potere, la produzione di ricchezza ma anche le entrate dello Stato e i risparmi dei cittadini. La sfida è come trasformare l’economia in modo ordinato e socialmente sostenibile nel minor tempo possibile.

Infatti la criticità della trasformazione di questo periodo storico, diversa da qualsiasi trasformazione precedente, è che non abbiamo il lusso del tempo. Ne abbiamo pochissimo per stabilizzare l’innalzamento della temperatura media globale a un grado e mezzo, livello che eviterebbe impatti ingestibili e rischi di scatenare fenomeni climatici irreversibili, come l’estinzione completa di ecosistemi terrestri e marini vitali per le catene alimentari globali, come i coralli, o l’innalzamento inarrestabile dei mari dallo scioglimento dei ghiacciai polari. Abbattere metà delle emissioni globali entro i prossimi 11 anni, come richiesto dalla comunità scientifica internazionale, è possibile a patto di non rimandare più riforme radicali. L’altra peculiarità è la necessità che tutti agiscano a livello globale. La sicurezza di noi europei dipenderà dalla velocità di come altri paesi, in primis Cina e India, decarbonizzeranno le loro economie. 

Oggi sappiamo bene cosa dobbiamo fare ma non lo facciamo. Abbiamo già le tecnologie e la finanza per accelerare la trasformazione ma manca la volonta politica per scelte coraggiose ma difficili. Per troppo tempo la politica italiana ha ignorato e non capito i rischi e le opportunità del cambiamento climatico. A questo si aggiunge la paura di cambiare, una buona dose di fatalismo, la protezione di interesse particolari e la creazioni di falsi miti riguardo le reali possibilità di cambiamento.

L’iniziativa Clima Europa vuole contribuire a colmare questo deficit attraverso una chiamata alla responsabilità politica e un programma di azione per il clima partendo dall’orizzonte minimo di riferimento: l’Europa. L’Unione Europea è l’unica grandezza che può accelerare la trasformazione domestica e globale in modo sostenibile attraverso la condivisione di risorse finanziarie, beni e servizi, tecnologie, meccanismi di protezione sociale, regole comuni, idee politiche e capitale umano. Solo attraverso l’Europa possiamo veramente proteggere e proiettare gli interessi dell’Italia nel mondo.

E’ necessario allora ridare fiducia alla dimensione europea rafforzandola al suo interno e progettando il nostro futuro in una visione globale. Ciò non significa negare i limiti e gli errori del passato, ma riconoscere che l’Unione Europea, unendo le sovranità senza per questo compromettere le identità, è il progetto politico che più di tutti ha garantito un livello di pace, sicurezza, benessere, diritti e libertà senza precedenti nella storia turbolenta del continente europeo.

Nel momento in cui comincia a svanire la memoria delle motivazioni che portarono alla costruzione dell’Europa, è ancora più importante che i politici europei mettano a fuoco quale dovrebbe essere il ruolo futuro dell’Europa. L’Unione Europea ha bisogno di una nuova missione che poggi sulla costruzione di un nuovo contratto sociale ecologico intergenerazionale per la suddivisione equa dei rischi e dei costi tra giovani e meno giovani. Il nuovo Parlamento Europeo e la nuova Commissione Europea devono impegnarsi a realizzare un grande programma di trasformazione – un Green New Deal – per rispondere in modo giusto e ordinato alla minaccia del cambiamento climatico. L’idea di un Green New Deal è già al centro del dibattito americano e sarà un fattore determinante per la corsa alla Casa Bianca nel 2020. 

Con il manifesto di Clima Europa vogliamo contribuire a definire una proposta europea di Green New Deal. La visione è quella di una democrazia europea, sociale e sostenibile che non separa il problema del clima da quelli della società ma che mira a una trasformazione ecologica che sia radicale ma giusta, fondata nella scienza e che sia realizzata sia all’interno che all’estero dei confini europei. 

La trasformazione giusta ha un forte aspetto di giustiza sociale. Per esempio, attraverso la decarbonizzazione dei trasporti, dei riscaldamenti e dell'elettricità permetterà di garantire aria pulita a tutti, evitando che quasi mezzo milione di persone, di cui oltre 80 mila in Italia, muoia prematuramente per inquinamento in Europa. Inoltre permetterà di rivalutre spazi e infrastrutture considerate socialmente ed economicamente depresse, come le periferie e gli immobili che le dominano. La protezione delle fascie più vulnerabili passerà anche attraverso un grande piano di prevenzione e resilienza agli impatti inevitabili del cambiamento climatico. La gestione del rischio clima deve allora diventare una priorità politica per la nuova Commissione Europea perché da questo dipenderà in misura sempre maggiore la sicurezza dei cittadini europei.

Un ruolo importante sarà giocato dalla capacità di riformare la finanza per metterla di nuovo al servizio delle persone e delle imprese. Questa riforma è strettamente legata al corretto funzionamente della nostra democrazia: rendere obbligatorio la dichiarazione delle informazioni legate alla produzione di emissioni, e all’esposizione degli impatti climatici, di tutte le attività economiche - dunque rendere trasparente i veri costi e rischi delle attività umane e la responsabilità che ne deriva - non è solo uno strumento fondamentale per le decisioni degli investitori ma è anche una qualità determinante della nostra democrazia.

Infine, senza una nuova politica estera che metta l’Accordo di Parigi al centro delle relazioni internazionali non saremo in grado di accelerare la transizione a livello globale. L'Europa deve ripensare il suo ruolo geopolitico a favore di una cooperazione multilaterale basate su regole condivise e sulla priorità di creare un mercato e una finanza globale per acceleare la diffusione di tecnologie e infrastrutture a zero emissioni e resilienti, invece di continuare a promettere dipendenza dai combustibili fossili.

Non dobbiamo avere paura di confrontarci con il mondo ma dobbiamo farlo senza compromettere i nostri valori, ancorati nella condivisione della sovranità per il bene e la sicurezza comune, perché, insieme al peso economico che ancora possediamo, sono la nostra vera forza. Per preservare i successi di pace e benessere raggiunti finora e inimmaginabili per i nostri nonni dobbiamo mettere la lotta al cambiamento climatico al centro della missione dell’Unione Europea, ancorata a un modello concreto - e profondamente alternativo ai nuovi nazionalismi - di trasformazione giusta dell’economia e di cooperazione internazionale. Da qui deve partire il futuro della nuova Europa.