Bollettino Clima Europa: venerdì 26 aprile

Gli avvenimenti più importanti della settimana sul clima in Europa e nel mondo

Bollettino Clima Europa: venerdì 26 aprile
Bollettino Clima Europa: venerdì 26 aprile

Niente tregua in Mozambico

Dopo il ciclone Idai, un secondo ciclone ancora più potente nominato Kenneth si è abbattuto nel nord del Mozambico, il sesto paese più povero del mondo. E' la prima volta che un evento simile si manifesta in questa parte dell'Africa orientale. Il cambiamento climatico aumenta la probabilità di verificarsi di questi eventi rari o senza precedenti e cresce significativamente l'intensità delle precipitazioni. Inoltre, a causa dell'innalzamento del livello del mare, le inondazioni che ne derivano sono più intense di quanto sarebbe senza il cambiamento climatico. La crescente minaccia di malattie come il colera e la malaria, così come la disponibilità di cibo, sono le principali preoccupazioni a lungo termine che le comunità colpite sia da Kenneth che da Idai si trovano ad affrontare. Kenneth colpisce il Mozambico all'apice della stagione del raccolto, il che significa un possibile periodo di sei mesi senza cibo.

La deforestazione non si ferma

Nel 2018 circa 12 milioni di ettari di foreste nelle regioni tropicali del mondo sono andati perduti. Il quadro globale è complesso e va oltre la semplice deforestazione dell'Amazzonia: ogni minuto 30 campi da calcio di superficie forestale sparisce. Il fenomeno colpisce l’intero globo nella zona tropicale: in sud America, in Africa e in Indonesia. Sebbene qualche segnale positivo inizi a vedersi, come in Indonesia dove il tasso di deforestazione si e’ ridotto ma non fermato, resta ancora molto da fare e la sfida rimane ardua da vincere, soprattutto secondo le politiche ostili del nuovo governo Brasiliano. Le foreste sono fondamentali per la stabilità del clima sia per trattenere e assorbire i gas clima alteranti sia nella mitigazione al cambiamento climatico. Per contrastarlo, vista la fase già avanzata, non basterà bloccare la deforestazione ma servierà anche l’afforestazione, ovvero la messa a dimora di piante dove non ve ne sono mai state, e la riforestazione, cioè il rimboschimento di aree deforestate di territori non boschivi.

Clima minaccia per la salute globale

Un nuovo studio conferma quanto da tempo si ipotizzava: il cambiamento climatico svolge un ruolo critico nello sviluppo di batteri resistenti agli antibiotici. Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità ciò rappresenta una delle principali minacce alla salute globale. Spesso colleghiamo i cambiamenti climatici ad eventi meteorologici estremi, a fatti catastrofici o semplicemente alla transizione energetica che dovremmo attuare per ridurne gli effetti. Ma lo studio dimostra anche che è il clima che cambia influenza anche il comportamento di microrganismi, quali i batteri. La salute globale dipenderà dalla capacità di rallentare e stabilizzare il cambiamento climatico a un livello gestibile che gli scienziati identificano a 1,5°C. 

Nuove esplorazione e produzione di petrolio e gas incompatibili con l'Accordo di Parigi

Un nuovo studio dell'organizzazione non-governativa Global Witness mostra il rischio che le compagnie di petrolio e gas corrono se continuano ad investire nell'esplorazione e produzione di combustibili fossili. Senza un cambiamento del modello di business rischiano di perdere ingenti investimenti o di cambiare il clima in modo radicale e irreversibile. I risultati mostrano che qualsiasi produzione da nuovi giacimenti di petrolio e gas, oltre a quelli già in produzione o in sviluppo, è incompatibile con l'obiettivo dell'Accordo di Parigi di limitare il riscaldamento globale a 1,5°C. Tutti i 4,9 mila miliardi di dollari previsti per i nuovi giacimenti di petrolio e gas sono infatti incompatibili con lo scenario 1,5°C. Continuare a investire in un percorso di ordinaria amministrazione aumenterebbe enormemente i rischi finanziari per le compagnie petrolifere e del gas e i loro investitori. Questi rischi finanziari non si limitano al settore del petrolio e gas ma si estendono a tutto il sistema economico globale. Perciò lo studio consiglia agli investitori di richiedere alle compagnie petrolifere e del gas di spiegare come ogni nuovo investimento in petrolio e gas sia in linea con gli obiettivi dell'Accordo di Parigi. Le compagnie dovrebbero allineare la loro pianificazione dei costi con scenari che limitano il riscaldamento a 1,5°C senza fare affidamento a livelli irrealistici di cattura e rimozione artificiale della CO2 in futuro, come è il caso ora. 

La decarbonizzazione deve diventare la priorità dell'industria (anche e sopratutto quella pesante)

Questa settimana sono uscite tre nuove analisi sulla decarbonizzazione dell'industria. Il settore industriale è uno dei più difficile da decarbonizzare, sopratutto per le industrie pesanti. Ma il futuro dell'industria dipenderà dalla capacità di trasformarsi per mantenere la sua competitività e tagliare le emissioni per raggiungere la neutralità climatica. Il primo studio di Material Economics conferma che è possibile per l'industria europea raggiungere le zero emissioni nette al 2050 senza perdere competitività o alzare i prezzi per i consumatori. Ci sono diverse vie, tutte con impatti sui prezzi dei consumatori finali di meno dell'1%. Questa trasformazione richiederà sforzi concertati da parte delle istituzioni e dei Governi europei, delle imprese, degli investitori e degli utenti finali. Lo studio di Carbon Market Watch dimostra che le politiche attuali non hanno ridotto le emissioni dell'industria pesante e che la maggior parte delle industrie non sono impegnate ad investire in un futuro più pulito. Abbiamo bisogno di una strategia industriale europea e nazionale a prova di clima per le industrie ad alta intensità energetica! Il terzo studio dell'Institute for European Studies mostra il ruolo insostituibile dell'innovazione, dell'economia circolare, dell'elettrificazione e degli investimenti per decarbonizzare l'industria.  

In evidenza:

  • Buzzfeed offre un nuovo servizio con una serie di grafici e utili mappe interattive per vedere in ogni angolo del mondo, digitando anche la propria località, come è aumentata la temperatura tra il 2004 e il 2018 rispetto alla media tra il 1951-1980 e come è aumentato il livello del mare negli anni 2008-2010 rispetto alla media del periodo 1993-1995. 
  • Outrage and Optimism è un nuovo podcast sulla soluzione della crisi climatica e il rifacimento del mondo. Ogni settimana saranno rilasciati episodi che guardano alle soluzioni senza però evitare la realtà della situazione critica in cui ci troviamo. Ospitato da Christiana Figueres (madriana dell'Accordo di Parigi), Tom Rivett-Carnac e Paul Dickinson.